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Coaching: Le parole che fanno la differenza

Scritto da Franca Scuzzarella il 24 ottobre 2012, in Coaching
Coaching, le parole che fanno la differenza

Uno degli strumenti di Coaching per il cambiamento proposti dalla Pnl è l’utilizzo della linguistica. Siamo gli unici esseri su questo pianeta ad avere il privilegio dell’utilizzo del linguaggio, peccato che spesso utilizziamo questo privilegio a nostro discapito.

Quando sentii parlare per la prima volta di Metamodello, rimasi fortemente colpita da cosa si nascondesse sotto la punta dell’iceberg, cioè cosa potesse esserci nascosto dietro una semplice affermazione. Il Metamodello è un modello linguistico caratterizzato da una serie di domande di precisione, che ci serve per capire meglio il significato di quello che vogliamo dire al di là delle parole, per indagare meglio se necessario o per essere usato intenzionalmente per risultare più chiari, diretti ed efficaci oppure consapevolmente vaghi.

E tra generalizzazioni, cancellazioni e distorsioni linguistiche, costruiamo la nostra mappa del mondo e con quella mappa ci giochiamo la partita chiamata Vita.

Come dicevo sono le domande quelle che permettono di andare a scoprire cosa si nasconde dietro una semplice affermazione. Si può ricorrere alle domande di precisione per mettere in discussione il nostro dialogo interno e, così facendo, cambiare le nostre sensazioni e la nostra esperienza. Perché è importante capire quali sono i meccanismi automatici che fanno partire certi pensieri, che mettono in moto poi un certo dialogo interno.

Facciamo pensieri che in automatico portano a conclusioni: ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è capitato di avere un diverbio con un’altra persona ed avere un automatismo in testa che ti porta a pensare che se quella persona sta facendo quello, significa quell’altro..

“Ecco… non tiene in considerazione il mio punto di vista… significa che non mi rispetta… “

Ahi… ahi… un meccanismo di “equivalenza” che non stà da nessuna parte, se non nella nostra mente. Chi l’ha detto che se non tiene in considerazione il mio punto di vista, obbligatoriamente significhi che non mi rispetta? Può tutto questo significare qualcos’altro?

Certo che si! Sono io che do quel significato a quell’esperienza, non tenendo in considerazione che l’altra persona ha un’altra mappa e può leggere quel comportamento in modo completamente diverso.

Quando imparo a domandarmi se quell’atteggiamento può significare qualcos’altro, poi posso aiutare le altre persone a leggere quel comportamento in modo completamente diverso. E dare vita ad un’equivalenza che sia positiva e motivante, piuttosto che negativa e svilente.

“Se non tiene in considerazione il tuo punto di vista… può essere che non vuole coinvolgerti e preservarti…”

“Se ha discusso con te di quella situazione… può voler dire che tiene al vostro rapporto e desidera chiarire piuttosto che infossare…”

“Se non ti cerca, puoi sempre farlo tu se pensi che ne valga la pena… “

Altro collegamento automatico è quello di pensare che una causa esterna a noi, sortirà necessariamente un effetto dentro di noi. E se questo effetto è positivo benvenga, peccato che il più delle volte è negativo!

“Guarda… il suo modo di fare mi irrita molto…”

Cioè, diamo al suo personale modo di fare, frutto delle sue esperienze, della sua personalità, che probabilmente non ha niente a che spartire con noi, un significato che invece ci coinvolge emotivamente in prima persona, togliendoci potere personale.

Una semplice domanda del tipo:

Ma chi o cosa ti costringe a farlo? Non puoi pensare che proprio essendo il ‘suo modo’ di fare, con te non c’entri proprio niente e quindi il tuo irritarti è fuori luogo?”

Può cambiare immediatamente l’immaginario e far vedere la situazione da un altro punto di vista.

Per non parlare poi di quando abbiamo la presunzione di avere poteri chiaroveggenti e leggere nella mente delle persone

Lo so che prima o poi mi lascerà… “  oppure “Il mio capo non mi stima…”

La prima domanda che viene spontanea è:

Ma come fai a saperlo? Te lo hanno detto personalmente?

E il più delle volte nessuno ha detto niente ma formuliamo queste affermazioni in base a sensazioni che proviamo e non avvalendoci di riferimenti obiettivi.

Usando le domande giuste, si possono aiutare le persone e puoi aiutare te stesso, a vedere le cose da un altro punto di vista, semplicemente utilizzando il linguaggio.

E allora domandati quando è stata l’ultima volta che hai detto qualcosa che assomiglia agli esempi appena proposti e fermati a farti le domande che ti possano aiutare a vedere cosa c’è dietro.

Le parole incorniciano le nostre esperienze e a seconda di quelle che usiamo, fa tutta la differenza del mondo.

A presto.

13 commenti a:
Coaching: Le parole che fanno la differenza

  1. mercoledì 24 ottobre 2012 alle 15:50

    Grazie Franca.. le tue parole arrivano sempre azzeccate e colgono nel segno..

    ..lo sappiamo no, che non sono gli eventi esterni o le persone a farci del male, ma siamo noi che diamo loro il potere di farlo.. anche e soprattutto a causa del nostro dialogo interno.. dei castelli in aria che ci costruiamo.. io la prima eh.. ma uscire da questa modalità si può, con la PNL lo si riesce a fare con consapevolezza.

    Al prossimo articolo!!

    • mercoledì 24 ottobre 2012 alle 17:16

      Ciao Katia
      di strada in questo anno ne hai fatta tanta e sono proprio contenta di leggere il tuo cambiamento :-) Un bacione

  2. mercoledì 24 ottobre 2012 alle 17:07
    Enza

    Franca mi ritrovo completamente nelle parole che scrivi, quante volte sono stata male pensando a parole o comportamenti di persone che pensavo fossero negativi nei miei confronti…quanto tempo perso e quanto stress inutile. Da quando mi sono avvicinata alla PNL, ho iniziato a pormi delle domande,a vedere le situazioni da punti di vista diversi, e seppur faticosamente,per me cmq era una novità, tante cose sono cambiate . Il percorso che sto facendo è ancora lungo, ma sono più serena e questo è un grande risultato. Grazie Franca per il supporto e i consigli che mi hai dato.

    • mercoledì 24 ottobre 2012 alle 17:23

      Grazie a te Enza.
      Fai bene a porti domande che ti aiutino a capire meglio te stessa, i tuoi comportamenti, i pensieri che crei e che sono i responsabili dei tuoi stati d’animo. Se tante cose sono cambiate e tu sei più serena, significa che stai procedendo per la strada giusta. Un abbraccio. gli altri

    • mercoledì 24 ottobre 2012 alle 17:23

      Grazie a te Enza.
      Fai bene a porti domande che ti aiutino a capire meglio te stessa, i tuoi comportamenti, i pensieri che crei e che sono i responsabili dei tuoi stati d’animo. Se tante cose sono cambiate e tu sei più serena, significa che stai procedendo per la strada giusta. Un abbraccio.

  3. mercoledì 24 ottobre 2012 alle 18:44
    Sonia

    E’ proprio vero che le parole che usiamo fanno la differenza cara Franca … e come se la fanno! Me lo hai insegnato tu in un altro luogo: alleggerire le parole ha immediatamente significato, nella mia mente, proiettarsi un diverso e più piacevole genere di film. Anche di fronte a situazioni non sempre facili i miei racconti oggi sono differenti: narrare con toni più pacati consente una diversa percezione della realtà che, giorno dopo giorno, si modifica divenendo accettabile, vivibile, gioiosa, splendida, fantastica … unica … ! Tutto oggi è più misurato. E la sostenibilità delle parole ha dato vita ad un nuovo immaginario che diviene la mia realtà presente, non più faticosa e subita, ma scelta e condivisa. Grazie!

    • mercoledì 24 ottobre 2012 alle 22:17

      Ciao Sonia e grazie a te per il tuo bel commento.. Cambiare le parole che usavo ha fatto per me una bella differenza, come non proporlo come strumento del cambiamento anche agli altri? Un bacione

  4. venerdì 26 ottobre 2012 alle 10:34
    paola

    si, i famosi salti mentali, ma e’ anche vero che spesso e’ il linguaggio non verbale che ci parla, per questo indoviniamo che quel tizio ci lascera’ o che quella tizia non ci sopporta, senza che nessuno ci abbia fatto esplicite confessioni.

    • venerdì 26 ottobre 2012 alle 19:25

      Ciao Paola, certo se ci sono messaggi non verbali a conferma ok.. importante non sia solo il risultato dei dischi automatici che ci girano in testa.. Grazie per il tuo commento :-)

  5. sabato 27 ottobre 2012 alle 11:09
    Enza 2

    Com’è vero il potere delle parole! E’ quello che sto insegnando per esempio alla mia figlia dodicenne: dire “Mamma, potresti…” è più gentile e mi fa ben disporre, mentre il suo solito: “Mamma mi DEVI…” mi indispone e parecchio! Due modi di porsi agli altri che hanno il potere di respingere o di renderci disponibili, anche se la sostanza della frase è la stessa.
    Così anche nel dialogo interiore: basta veramente una parolina a farci stare bene o male. Ma noi possiamo scegliere, sempre, anche le parole che ci vogliamo rivolgere nel nostro dialogo con noi stesse: me lo hai insegnato tu! Grazie!
    Enza 2

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