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L’incapacità appresa: come uscirne vincenti

Scritto da Giuseppe Sammarco il 21 marzo 2012, in Coaching
Strumenti di Coaching per rialzarsi

Quante volte ci risuona nella testa la frase “non sono capace di…”.

Anche durante le sessioni di Personal Coaching, me lo sento ripetere tantissime volte.

Credere di non essere capaci di fare una cosa è una convinzione limitante, ma lo è ancor di più quando la credenza è collettiva. Oppure quando dopo aver sbagliato una o due volte generalizzo la convinzione e dico “non ce la farò mai…”

Peccato che nella maggior parte dei casi questa convinzione si è generata dentro il nostro cervello dopo che è stata seminata finché eravamo bambini. Quando la nostra bottiglia dell’esperienza era vuota, quando il terreno su cui seminare era fertile e privo di ogni filtro protettivo!

Hai mai sentito il detto “che tu creda di farcela o di non farcela alla fine avrai comunque ragione”. Pare un controsenso, ed invece no.

Sono le nostre convinzioni che attirano le cose, sono i nostri pensieri che diventano cose, anche Walt Disney disse “tutto ciò che puoi immaginare lo puoi realizzare”.

E che ci crediamo o no, siamo il risultato dei nostri pensieri e ci capita quello che più temiamo. Spettacolo eh!!!

Questa Incapacità appresa che ha generato in noi la convinzione di non essere capaci di fare una cosa è una credenza depotenziante ai massimi livelli, soprattutto per chi fa sport ed ha la necessità di diventare padrone di un gesto tecnico o di un movimento anche impercettibile che sia in grado di fare la differenza. Anche di credere in una nuova idea o in una nuova opportunità.

Mai sentito quelli che …”si è sempre fatto così e quindi avanti”.

Ognuno di noi sa fare le cose per bene, il vincente si distingue perché le sa fare meglio di altri. E per farle meglio devi cercare la differenza.

Ma chi ci ha installato la convinzione o la credenza di non essere capaci di… e di pensare che per quanto ci sforziamo non riusciremo mai a…?

E quindi su cosa si basano le nostre CONVINZIONI o CREDENZE.

Sono le nostre colonne o le nostre catene?

Se il tuo pensiero è positivo, il tuo stato d’animo è potenziante ed accedi alle tue risorse migliori e tutto questo aumenta la tua percentuale di successo.

Quando hai successo il tuo pensiero torna ad essere positivo e innesca un meccanismo auto generante ed in continua evoluzione verso il successo.

Tutto questo deriva dalle nostre CONVINZIONI e dal significato che abbiamo dato alle nostre esperienze di vita.

Come si formano le convinzioni:

  • ESPERIENZE e reazione alle stesse, quali risposte associamo agli stessi stimoli;
  • MODELLI DI RIFERIMENTO fino ad oggi e che hanno installato i comportamenti;
  • IMMAGINAZIONE e ciò che associo al mio dialogo interno;
  • GENETICA in quanto siamo il risultato di mamma e papà. 

Che ci piaccia o no, è così. Le nostre Convinzioni hanno un effetto perfino fisico. La nostra mente ed il corpo sono collegati e la psicologia influenza in maniera determinante (effetto placebo).

Se succede questo, allora succede quest’altro. L’associazione di una cosa con un’altra.

Macrogeneralizzazioni. Noi generalizziamo e lo facciamo diventare una regola.

Il nostro cervello automaticamente generalizza perché ci fa risparmiare energia. Se processasse ogni cosa ci farebbe impazzire. La generalizzazione crea una distorsione della realtà. Rappresenta una realtà soggettiva, la nostra realtà. Quella vista con i nostri occhi e non con gli occhi del mondo!

Ma allora come uscirne?

Iniziamo ad instillare il dubbio sulla convinzione limitante; iniziamo a pensare diverso ed a frantumare in piccoli pezzi la generalizzazione.

Pensiamo se è vero che sempre non ci riesce quella cosa, prendiamo come esempio le persone che riescono a fare quello che io ritengo di non saper fare, guardiamo come fanno, ascoltiamo quello che dicono quando lo fanno, facciamoci coinvolgere dall’energia che emanano quando riescono.

Un giorno chiesero a Julio Velasco come si acquisisce e come si allena la MENTALITÁ  VINCENTE e lui rispose:

  • “Semplice, VINCENDO si allena la mentalità vincente” e poi aggiunse che l’Italia in tanti anni di pallavolo non vinceva perché era convinta di non poter vincere. Che la pallavolo era uno sport di concentrazione e gli italiani non erano bravi come i russi (abili scacchisti …)

Molte volte si pensa che VINCERE è battere gli avversari, mentre vincere significa superare i propri limiti, ottenere la soddisfazione di battere se stessi ed i propri limiti. La vittoria è una conseguenza di tante piccole battaglie vinte, partendo da noi stessi.

Vincere significa superare le proprie difficoltà. La vita non è un campionato.

Nello sport non basta fare le cose bene, perché anche gli altri le fanno bene, l’importante è farle meglio degli altri. Si può perdere per un episodio, per un errore, per una palla che va dentro o fuori per un centimetro.

Nella vita se si sbaglia non si è dei perdenti, ma soltanto persone che ottengono risultati ed hanno esperienze per crescere.

Serve imparare a perdere e chi fa sport sa che non si può vincere sempre e così come nella vita. Gli alibi non servono a crescere ma a dare la colpa ad altri. Fallire un obiettivo è uno strumento di crescita.

L’Eccellenza è un processo. Il Valore è costituito da come si reagisce alla vittoria ed alla sconfitta.

Se quando vinci credi di aver trovato la verità sei nella strada sbagliata. Nello sport si cerca l’eccellenza per forza (fare le cose meglio degli altri). Nella vita va ricercata l’eccellenza comunque. Il meglio per noi deve essere un obiettivo in crescita costante. Ogni traguardo è un nuovo punto di partenza.

L’idea di perfezione è un’idea perdente.

La perfezione non esiste, esiste l’ECCELLENZA, il meglio di te in quel momento!

L’equilibrio è fatto di due forze contrapposte. Dobbiamo sapere ed essere congruenti con il nostro sapere.

L’alibi impedisce di imparare. L’alibi ti sposta dalla realtà ed attribuisce la responsabilità ad altri. Il processo di apprendimento è basato sull’errore. Se non riesci a fare una cosa, cambia strada, fai in un altro modo ….

Se non c’è una nuova strada, inventala!

MENTALITÁ VINCENTE non è vincere sempre, anche perché non si può vincere sempre, anzi paradossalmente la mentalità vincente si sviluppa e prende quota dando il giusto significato alle sconfitte.

L’interpretazione della sconfitta è la chiave per costruire una mentalità vincente se siamo disposti a chiederci.

  • Cosa ho imparato da questo?
  • Cosa posso fare per evitarlo nella prossima occasione?

Mentalità vincente è un modo di pensare, un ATTEGGIAMENTO.

Non sono quelle persone sopra le righe sempre positive e piene di entusiasmo, ma quelli che ogni giorno vivono pensando alle soluzioni per ogni cosa che gli capita.

Mentalità vincente è riconoscere il problema, starci lì per un attimo, trovare la causa che lo ha generato ed orientarsi immediatamente alla soluzione.

Il problema è un polo statico e più lo alimenti più s’ingrandisce fino a diventare immenso. La soluzione e la ricerca di essa è un movimento dinamico e più la cerchi più ti muovi verso di essa.

Avere una mentalità vincente vuol dire far parte di quel 20% di persone orientate alla soluzione.

È qualcosa che non si vede dall’esterno, ma che si misura sui risultati che otteniamo.

Cadere e rialzarsi è mentalità vincente. Non è possibile non cadere.

L’interpretazione che diamo ad ogni cosa è la chiave per orientarci al successo o al fallimento.

I problemi vanno affrontati con lucidità mentale ed ottimismo.

Soprattutto vanno affrontati ad un livello dove quel problema non esiste, dove ti puoi staccare dal problema e viverlo guardandolo come se appartenesse ad un’altra persona.

Quando le cose vanno male è necessario trovare dei sistemi o meccanismi emotivi  potenzianti. Bilanciare la negatività con la positività.

E ti lascio con questo video per riflettere su come possiamo cambiare!

 “Nessuno può convincere un altro a cambiare. Ciascuno di noi è il custode di un cancello che può essere aperto solo dall’interno. Noi non possiamo aprire il cancello di un altro, possiamo solo dirgli che esiste un cancello. Sarà la sua ragione ed il suo sentimento a decidere cosa fare” - Marylin Fergusson

A presto.

Beppe.

9 commenti a:
L’incapacità appresa: come uscirne vincenti

  1. martedì 3 aprile 2012 alle 17:02
    cecilia

    grazie a tutti voi di eki per queste meravigliose pillole di cresita personale e accresimento dell’autostima

    • mercoledì 4 aprile 2012 alle 11:13

      Ciao Cecilia,

      grazie a Te che ci segui e vogliamo trasferirti in maniera costante ogni nostra esperienza con l’auspicio che possa in qualche modo esserti utile per migliorare la tua quotidianità.

      Un abbraccio.

      Beppe

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  4. lunedì 18 giugno 2012 alle 12:24

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  7. mercoledì 4 dicembre 2013 alle 19:21
    Placido

    Ciao Beppe,
    ci siamo visti ieri sera a Bassano più o meno a quest’ora con il calcio e ti ho parlato della mia curiosità sugli argomenti che tratti.
    Ho letto e visionato il filmato di Rocki (gli altri non sono apribili) e condivido quanto esposto, anche se so bene che perché una qualsiasi cosa diventi patrimonio tuo, devi lavorare un bel po’ su te stesso e su quelle che sono le “cattive abitudini prese”. Intanto ti ringrazio e mi complimento con te per il percorso che finora sei riuscito a fare. A presto.
    Placido Lazzarotto

  8. giovedì 5 dicembre 2013 alle 15:42
    Monica

    Grazie Beppe, faccio tesoro di questo articolo, è vero quanto scrivi, mi hai illuminato! Quando si guarda alle esperienze di vita, tutte, dallo sport alle relazioni con l’atteggiamento e la mentalità vincente di cui tu parli, allora c’è crescita, c’è un bene che aiuta la vita.
    Grazie!

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