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Quando il politico ha bisogno di un coach

Scritto da Alessandro Dattilo il 14 novembre 2012, in Business Coach, Coaching, Eccellenza, Leadership, Life Coach
Coach Politico

Quanti di voi – coach affermati o praticanti… in erba – si chiedono con frequenza quale sia il genere di categorie professionali che maggiormente potrebbero avere bisogno del vostro aiuto?

In fondo, crediamo che di validi e onesti coach ci sia necessità un po’ per tutti. Basti pensare a quanto, nella vita frenetica di tutti i giorni, ognuno di noi “combatta” continuamente con la gestione del proprio tempo in funzione degli obiettivi prefissati…

Sappiamo per esperienza che le attività di coaching sono ovviamente molto utili agli sportivi, già abituati a lavorare con allenatori tecnici e con tabelle di marcia pianificate. Un coach serve poi moltissimo ai manager, ai professionisti, agli imprenditori: persone inclini alle sfide e ai traguardi produttivi da raggiungere.

Ma c’è secondo me una fascia di donne e uomini – molte migliaia in tutto il Paese – che hanno certamente bisogno di voi coach…

Parlo dei politici!!

Sì, proprio loro. Coloro che ci governano non solo a livello nazionale, ma anche nelle sedi istituzionali regionali, provinciali e comunali. Persino chi è a capo di organizzazioni sociali, umanitarie, del terzo settore. Di fatto, fanno politica sul territorio anche loro…

Pensiamoci un attimo. Intorno a voi ci sono amministratori che stanno preparando la loro campagna elettorale, o che invece stanno già esercitando il loro mandato. Non sempre però riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati. E questo non è bello, specie quando gli obiettivi – invece di essere personali – costituiscono il benessere di una comunità intera.

Durante la campagna elettorale, il politico ha bisogno di un coach che lo aiuti a gestire (ad esempio) gli stati d’animo, l’emotività, la concentrazione mentale. Non tutti hanno il dono del “public speaking” (anche se ormai in politica vengono candidati “pigs and dogs”…).

Parlare in pubblico vuol dire essenzialmente due cose:

  • Saper gestire l’emotività.
  • Saper comunicare in maniera efficace e persuasiva.

Durante il mandato elettorale, il nostro uomo (e donna) ha poi necessità di comunicare – sempre in modo convincente – tutto ciò che sta facendo per i cittadini e le persone da lui amministrate.

E qui sono davvero in tanti a cadere.

Quante persone conoscete che magari fanno un buon lavoro, ma sul più bello – al momento cioè di comunicare a tutti i risultati raggiunti – non riescono a essere persuasivi per mancanza di basilari tecniche di comunicazione? Noi ne conosciamo tante. Troppe.

Ma per il politico non è solo un problema di comunicazione, di parlare in pubblico, di gestione del proprio stato emotivo. Il coach che affianca un politico deve essere per lui una sorta di allenatore che lo aiuti a ottenere risultati concreti. Ovvero: riuscire a mantenere le promesse fatte al suo elettorato.

Se un manager non ottiene i risultati prefissati, in teoria dovrebbe saltare. È un problema per lui (dovrà cercarsi un altro posto dove magari andare a fare danni) anche se un altro, al posto suo, potrà riuscire a raddrizzare la situazione in tempi brevi.

Se un politico tradisce il mandato dei suoi elettori, a rimetterci sono più che altro coloro che l’hanno votato. Non è solo un problema di fiducia mal riposta: è che le cose che erano state promesse non sono state attuate. La comunità avrà quindi dei benefici in meno (e magari anche molti meno soldi pubblici, spesi malamente dal signore in questione…).

Qui dunque scattano altre attività tipicamente da coaching.

  • Raggiungimento obiettivi;
  • Realizzazione piani d’azione;
  • Gestione del tempo.

Obiettivi

Il coach deve aiutare il politico ad allineare gli obiettivi prefissati con i suoi valori. La domanda su cui lavorare è: “Quale prezzo sono disposto a pagare per raggiungere il mio obiettivo?”

È molto importante il lavoro sugli obiettivi, perché il politico deve saper comunicare agli elettori qual è la sfida che ha intrapreso e il traguardo che intende raggiungere. Per questo il suo obiettivo dovrà essere

  • Positivo – “Voglio costruire una scuola su quel terreno abbandonato” e non “Voglio eliminare un terreno abbandonato, e dunque ci farò una scuola”).
  • Concreto e misurabile su base sensoriale – “Entro 6 mesi sarà pronta una scuola grande e bella (visivo) con un giardino dove i bambini potranno correre (cinestesico) e gridare liberamente (uditivo)”.
  • Controllabile – “Quali abilità devo conseguire affinché io possa seguire in prima persona il progetto della scuola?”.
  • Ecologico – “Cosa otterrò, e cosa otterranno le famiglie, quando la scuola sarà pronta? Cosa non otterremmo se la scuola non fosse pronta entro quella data?”.

Dopodiché ricorda al tuo politico-cliente di stabilire un premio per se stesso per quando l’obiettivo sarà raggiunto. A questo è collegato lo scopo: il politico si deve chiedere “Perché voglio che questa scuola venga costruita?”. Le risposte saranno le sue motivazioni ad agire.

Piano d’azione

Fai fare al tuo politico un brain storming sulle azioni da fare per raggiungere il suo obiettivo. Poi aiutalo a stendere un macro piano d’azione, con tappe ben distribuite nel tempo (senza troppi carichi). Qui sarà utile far fare subito al cliente una delle prime azioni che ha stabilito di pianificare. Una telefonata, un colloquio, un’email, una lettera d’intenti. Una qualsiasi andrà bene.

Gestione del tempo

Inutile dilungarsi in questa sede sulle tecniche per gestire il proprio tempo a disposizione. Il politico dovrà evitare di finire risucchiato in azioni urgenti e importanti per il suo obiettivo. Dovrà per questo delegare le attività urgenti e meno importanti, e concentrarsi invece (con pianificazione e tempo sufficiente) sulle azioni importanti e non urgenti per raggiungere la sua missione.

Buon lavoro, coach!

3 commenti a:
Quando il politico ha bisogno di un coach

  1. mercoledì 14 novembre 2012 alle 15:45
    Chiara

    WoW, Alessandro.
    E il mio è davvero uno “WoW” di cuore, visto che lavoro nel Consiglio Regionale del Lazio.
    Sto maturando la convinzione che chi non ha mai fatto lavoro su se stesso non possa rappresentarmi.
    La mia istanza politica preminente, in questo momento, è il costante e continuo miglioramento. E se non lo pratichi nella vita non puoi certo “mimarlo” davanti alle platee.
    Il public speaking, da queste parti, è perla non rara, di più!
    L’amarezza è che la congruenza lo è ancora di più.
    Grazie per questi tuoi spunti, mi fanno sentire meno sola qui in frontiera.
    La frontiera del mondo alla rovescia!

  2. mercoledì 21 novembre 2012 alle 6:57
    claudia

    piu con calma ho
    tro velo ce
    Claudia capellino
    da varese.

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