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“Wawrinka può crescere ancora” – Parola di mental coach!

Scritto da Giuseppe Montanari il 23 gennaio 2014, in Coaching, Eccellenza, Life Coach, Motivazione
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Giovedì toccherà a Thomas Berdych, anche lui approdato per la prima volta in carriera alle semifinali dell’Australian Open.

Fino ad allora, Stan Wawrinka dovrà stare attento a non crogiolarsi troppo dopo aver portato a casa la vittoria contro il numero due al mondo.

L’impresa che ha sbattuto Wawrinka su tutte le prime pagine è quella ai danni di Novak Djokovic, eliminato nei quarti proprio dal giovane atleta svizzero. Le cronache ci raccontano di un combattuto quinto set, vinto per 9-7 dopo quattro ore di battaglia.

Alessandro Dattilo intervista Livio Sgarbi sugli aspetti mentali di questa grande vittoria di Wawrinka.

Vivere all’ombra di Federer non è un ruolo che logora?

«In effetti molti si sarebbero lasciati andare. Essere per anni condannato a stare tre passi dietro il grande Roger Federer nel tempo può diventare una fatica mentale troppo grande da gestire. Wawrinka però si è costruito questa figura da anti-eroe che lo ha preservato dal fatto di montarsi la testa».

Ma è meglio o peggio avere davanti un Genio del tennis come connazionale?

«Ogni volta il paragone è inevitabile: quando si parla di tennisti svizzeri, da anni si pensa solo a Federer, nonostante Wawrinka sia ormai un top player. Ritagliarsi un ruolo, come sta facendo ora dopo aver superato anche Djokovic, è molto difficile ma non impossibile. Devi crederci tutti i giorni, a ogni singolo allenamento. Avere davanti una lepre può essere positivo perché ti costringe a tenere un ritmo da campione».

Come si fa ad allontanare la voglia di mollare tutto?

«Nei tennisti questo rischio è sempre dietro l’angolo, perché è uno sport dove basta una minima distrazione a farti saltare la concentrazione. Quante partite, praticamente già vinte, sono state buttate alle ortiche? Nel suo caso, so che Wawrinka si è costruito dei forti ancoraggi, che evidentemente agiscono in maniera molto positiva su di lui».

Qualche esempio?

«Ho visto che si è fatto tatuare sul braccio una frase di Samuel Beckett che recita “Ho sempre provato. Ho sempre fallito. Non importa. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”. È una specie di mantra decisamente potente! In alcuni momenti della gara lui si guarda il braccio e rimette in circolo tutte le strategie mentali che ha già sperimentato migliaia di volte nella sua mente. Un’iniezione di carica positiva. E non è solo questo»

Ci sono altri segreti dietro questa crescita di Wawrinka?

«Senza dubbio il nuovo coach, Magnus Norman, che lo segue da circa un anno. La sua figura è stata molto determinante per cambiare alcuni assetti nella preparazione di Wawrinka. Parlo di modifiche nell’alimentazione, che sappiamo essere fondamentale per il giusto ricambio di energie. Ma penso soprattutto alla costruzione di nuove immagini mentali che aiutano un atleta a percepirsi idoneo e pronto a superare anche i campioni che stanno davanti a lui».

Dunque, nel tennis un mental coach riesce a incidere in maniera positiva?

«Per esperienza direi proprio di sì, ancora di più rispetto agli sport di squadra dove già si riesce a fare un ottimo lavoro. Un coach vive molto in simbiosi con un tennista, uno sciatore o un giocatore di golf. Condividere viaggi, cene, soggiorni in hotel aiuta entrambi a crescere e a evolvere nel loro rapporto professionale».

Ci sono casi attuali?

Pensiamo a Federer stesso, che in questi giorni ha chiesto aiuto a un ex campione come Stefan Edberg. Lo svedese ha accettato la proposta di Roger di collaborare con lui per almeno dieci settimane: e darà a Federer non tanto consigli tecnici, ma qualcosa di più sottile, impalpabile. Sono sicuro che lo svizzero gli avrà chiesto un supporto del tipo: “Stefan, stammi vicino perché tu sei sempre stato il mio idolo! E la tua presenza mi inorgoglisce, mi responsabilizza e mi fa respirare il giusto atteggiamento che deve avere un campione anche nei momenti di flessione della propria carriera”. È quello che dico sempre ai miei atleti più giovani o nei seminari al pubblico: imparate dai campioni! Ma non solo la tecnica, quanto tutto quel bagaglio di dettagli emotivi che fanno la differenza tra una persona di successo e un vero campione».

Il Team Ekis.

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