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Senso di colpa? Digli addio con il tuo Life Coach!

Scritto da Andrea Cannavacciuolo il 22 agosto 2012, in Life Coach
: Senso di colpa e Life Coach

Nel mio lavoro di life coach ho riscontrato in diversi ambiti, sia individuali che in aziende, squadre, équipe, organizzazioni, famiglie, la forte tendenza a discolparsi anche quando non richiesto e a ricercare responsabilità altrui come schema abitudinario.

Il senso di colpa è una delle “leve” dolorose e dispersive più utilizzate nelle relazioni, su se stessi e su gli altri. Una spinta potentissima verso direzioni talvolta divergenti da reali bisogni profondi.

Agisce come un LADRO CHE ENTRA IN CASA VOSTRA E VI CHIEDE IL PERMESSO DI RUBARE.

Voi gli potete dire SI o NO.

Un consenso diventa una potentissima leva verso la direzione voluta da chi lo esercita.

Quando gli dite NO, lui si ritira in buon ordine.

È una precisa scelta.

È vero che l’abitudine/attitudine a obbedire e a farsi derubare di energia vitale è spesso familiare, perché ben allenata. Talvolta è un “programma” che entra in automatico.

Inoltre la sensazione di malessere associata al “furto” è sovente tristemente accettata come normale.

Come cambiare questo trend?

Intanto bisogna considerare che anche una brusca antitesi potrebbe creare un feeling poco piacevole. Talvolta si può andare nella stessa direzione pur evitando di decodificare il senso di colpa come tale.

Facciamo un esempio:

  •  Madre al figlio: “Quando sto male non ci sei mai!”.
  •  Risposta con senso di colpa: “Scusa, ma sai che il lavoro… e poi Laura ha fatto straordinario e ho dovuto portare Sara e Luca a scuola…”.
  •  Madre: “Certo… Corri per tutti tranne che per me, ti ricorderai quando non ci sarò più… Vai in farmacia a prendermi l’aspirina?”.
  •  Risposta senza senso di colpa: “Di cosa hai bisogno, mamma?”.

Una risposta orientata subito all’obiettivo inibisce in partenza la pulsione della mamma a premere il grilletto, a schiacciare il pulsante del senso di colpa che forse ha sempre funzionato.

E se questa bypassa l’accorgimento del figlio di andare subito al sodo ed innesca comunque il pericoloso meccanismo?

In questo caso, scremando tutto ciò che è disfunzionale all’obiettivo, inibendo i recettori della lamentela e permeabilizzandosi  solo alla richiesta (aspirina), si abbassa comunque la tensione, non solo nella potenziale “vittima” ma anche nel “ladro”.

Questo comportamento si concretizza in un implicito gesto di rispetto nei confronti di se stessi e degli altri, come interrompere una lamentela.

Quando una fonte emittente non trova compatibilità, smette di agire.

Come un virus “concepito” per un essere vivente, non crea patologie se inoculato in una specie diversa. Perde forza, intensità, vitalità.

In tantissimi team di lavoro, sia in contesto aziendale che sportivo, si esce spesso da “riunioni fiume” con le idee chiarissime su colpe, colpevoli, cause e senza soluzioni, buone idee, nuove direzioni, obiettivi.

In molte interviste atleti vincenti tendono a giustificarsi dopo un successo.

Ho constatato che alcuni atleti a digiuno di vittorie sono spesso frenati nei momenti importanti da un feeling depotenziante correlato a qualcosa di molto simile al senso di colpa.

Acquisire l’abilità di gestire in maniera serena, armonica e produttiva i pensieri, i comportamenti personali e/o altrui e le situazioni basati sui sensi di colpa, contribuisce sensibilmente alla creazione di stati d’animo positivi e produttivi.

Liberarsi dalla doppia condizione di fonte emittente e ricevente conferisce energia vitale, fluidità di pensiero e di azione, proattività… CREDERE per PROVARE! :)

3 commenti a:
Senso di colpa? Digli addio con il tuo Life Coach!

  1. giovedì 23 agosto 2012 alle 6:12
    Donatella

    STUPENDO!!!

  2. lunedì 27 agosto 2012 alle 16:35
    Claudia Faccio

    Bell’articolo Andrea, con interessanti spunti di crescita. “Scremare tutto ciò che è disfunzionale all’obiettivo” trovo che sia una frase particolarmente illuminante!!! Molte delle “disfunzionalità” penso derivino dal fatto che spesso le persone sono state indotte a credere che fosse più importante far star bene gli altri senza badare invece a cosa fà stare bene loro in prima persona…tutto il resto è una conseguenza. Grazie Andrea alla prossima

  3. Pingback: Feeling Coach | Ekis Coaching

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