di Marco Rebuglio - Fonte: 24oredisport.com
Guardando una sua partita è difficile rimanere indifferenti. Un po' perchè Fabio Fognini è un creativo di questo sport. Un giocatore in possesso di un'ampia varietà di soluzioni tecniche a cui, proprio per questo motivo, piace optare per scelte piuttosto atipiche e inaspettate. Attacchi in contropiede, smorzate improvvise, micidiali angolazioni con i colpi da fondo, sono solo alcuni pezzi dell'ampio repertorio del tennista di Arma di Taggia dalla manina ben educata. Un po' perchè a volte ti verrebbe voglia di scendere in campo e prenderlo a schiaffi per l'atteggiamento che assume quando le cose non vanno bene. Lanci di racchetta, apparente menefreghismo e incredibili cali di concentrazione. Accade così che noi narratori di questo sport finiamo per raccontare le intemperanze di questo talentuoso 22enne, dimenticandoci di sottolinare che dei nostri, in questo 2009, è stato il migliore. Fognini ha guadagnato 34 posizioni in classifica mondiale passando dal numero 88 di gennaio all'attuale numero 54, chiudendo così per il settimo anno consecutivo con il suo best ranking. Il tutto nonostante una sola in vittoria in challenger (a San Benedetto del Tronto) e un inizio di stagione difficile, in cui era anche uscito dai primi 100, condizionato dai postumi dell'intervento al menisco subito a fine 2008. Una bella risalita in classifica frutto di successi prestigiosi come quelli su Cilic, battuto in due set al Master '1000' di Montecarlo, torneo in cui ha anche sfiorato il colpaccio con Murray, e soprattutto Davydenko, l'uomo playstation che ha dominato la finale del Master, ma che in estate contro 'Fogna' aveva alzato bandiera bianca in quel di Stoccarda. Uno scalpo che vale ancora di più se si pensa che dal ko contro l'azzurro Davydenko avrebbe poi vinto due tornei di fila, Umago e Amburgo.
Al di là dei risultati quello che fa ben sperare circa il futuro di Fognini sono le scelte prese dal giocatore, sintomo di una sopraggiunta maturità e di una chiara voglia di migliorarsi sotto diversi aspetti.
A livello di programmazione Fabio è ormai conscio del fatto che per operare il salto di qualità è necessario l'abbandono della ricerca dei punti facili sulla terra (con la partecipazione a qualche Challenger in patria) a scapito di un'esperienza sul veloce contro i più forti. Per crescere si deve puntare sui tornei di livello alto, imbarcandosi in viaggi massacranti e adattando il proprio gioco al cemento.
Un aspetto, quest'ultimo, fondamentale dato che la metà dei tornei si disputano proprio su fondo duro. Il ligure ha mostrato di avere assimilato a pieno il concetto in ottobre, quando terminata la trasferta americana, mentre Bolelli andava a giocare il Challenger nella sperduta cittadina di Mons (in Belgio per i tanti che non lo sanno), è stato l'unico nostro giocatore a prendere armi e bagagli ed affrontare la tostissima trasferta asiatica, pur sapendo di dover fare qualificazioni sia al '500' di Pechino che al '1000' di Shanghai. Una scelta di qualità premiata, visto che in entrambi i tornei è entrato nel tabellone principale. “E’ evidente che la superficie che mi permette di raccogliere più punti, quella sulla quale sono cresciuto, sia la terra rossa. Ma credo che la mia superficie possa essere sempre di più il cemento. Se si vuole diventare forti, l’obiettivo deve essere quello di giocare bene i tornei importanti, la magior parte dei quali si disputa su terreni veloci” ha dichiarato lo stesso Fognini in una recente intervista. Difficile poi che la nostra giovane speranza riesca a fare il salto di qualità definitivo senza una crescita mentale e muscolare adeguata. “Devo lavorare molto sotto l’aspetto fisico. Tecnicamente penso di essere piuttosto completo, anche se ci sono da migliorare alcune piccole cose, tra cui sicuramente il servizio. Se devo scegliere qualcosa di prioritario, punterei decisamente sull’aspetto fisico che ad alto livello fa la differenza”. Ecco così spiegate le saggie decisioni di farsi affiancare da professionisti del calibro di Salvador Sosa, ex preparatore atletico di Ljubicic, incaricato di rinforzare il fisico di 'Fogna' negli allenamenti a Barcellona con Oscar Serrano, e Livio Sgarbi, psicologo dello sport, con il quale ligure proverà a risolvere del tutto il problema del suo atteggiamento in campo. L'obiettivo dichiarato? Entrare nei top 20. |