Repubblica — 08 novembre 2008 pagina 40 sezione: CRONACA Lo zaino abbandonato in un angolo, il computer acceso no-stop su Facebook, il cellulare che vibra senza tregua, la play station pronta all' uso, il diario con i compiti sigillato sotto una valanga di felpe e jeans mai riposti nell' armadio, l' iPod incollato alle orecchie per far sapere al mondo "ci sono ma non cercatemi....". Alzi la mano quale genitore non si è sentito impotente di fronte alla preadolescenza che avanza, alla scuola che incalza, ai figli che d' un tratto non sono più bambini, e hanno bisogno di guide, di regole, di ordine. Di un tempo di ascolto e pazienza cioè, ben difficile da strappare alle proprie vite di adulti convulse e concitate. Un problema così serio, un tema così pressante, che in Francia alcuni provveditorati agli studi hanno deciso di organizzare dei corsi di "coaching" per genitori di bambini dagli undici anni in su, delle vere e proprie sessioni di studio per insegnare a mamme e papà smarriti cose all' apparenza semplici (ma in realtà assai ardue) che spaziano dall' organizzazione della giornata dei figli al rapporto con la scuola, dalla preparazione dello zaino alle ore consentite davanti a computer e tv. Planning quotidiano con il quale fino a poco tempo fa le famiglie si industriavano da sole, ma che oggi, visto il successo dei "corsi per genitori", sembra aver bisogno di supporto e guide. «In effetti questi corsi in Italia sono una realtà già da tempo, e spesso sono proprio le scuole ad organizzarli, quando gli insegnanti si rendono conto del "disordine educativo" in cui vivono gli adolescenti», spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello Sviluppo all' università La Sapienza di Roma. «Noi non lo chiamamo coaching ma il senso è lo stesso. I genitori oggi sono confusi di fronte agli impegni dei figli, al loro cambiamento, alle sfide scolastiche, perché sono soli, è venuta a mancare quella trasmissione del sapere che si tramandava attraverso le generazioni... Quando facciamo delle lezioni aperte, che si parli di bullismo o educazione sessuale, l' affluenza è davvero alta. Gli adulti hanno bisogno di confrontarsi, spesso i figli utilizzano linguaggi tecnologici che madri e padri non conoscono, si muovono in mondi ermetici, che sembrano inavvicinabili». La semplice organizzazione della giornata dei ragazzi può essere una corsa a ostacoli, tra seduzioni di ogni tipo che arrivano dall' esterno, a cui si aggiunge un disordine "interno" delle famiglie. «Senza contare - aggiunge la Oliverio Ferraris, che ha dedicato il suo ultimo libro "Sindrome Lolita" proprio al tema del cambiamento nell' adolescenza - che questi corsi servono ai genitori per confrontarsi con gli altri genitori, per formare una rete di sostegno tra famiglie che troppo spesso di sentono sole e isolate con i propri problemi». A creare cioè quel villaggio che ormai in senso "mitico" sarebbe il luogo ideale dove crescere un figlio. - MARIA NOVELLA DE LUCA
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